mercoledì 3 settembre 2025

Apoteosi di Marcantonio Colonna - Giordano, Ricci e Chiari - Sala della Colonna Bellica - Galleria Colonna

 Apoteosi di Marcantonio Colonna 
Giordano, Ricci e Chiari  
Sala della Colonna Bellica - Galleria Colonna


La volta di questa sala tramite la quale si accede alla Galleria Colonna è ornata dall’affresco dell’Apoteosi di Marcantonio II Colonna.

Si tratta di un affresco realizzato a più mani e terminato, se consideriamo la data riportata nel grande libro sul quale un angelo sta scrivendo (proprio sopra l’architrave verso la Sala Grande) nel 1670. Sulla volta lavorarono ben tre maestri: Luca Giordano (1534-1705), Sebastiano Ricci (1659-1734) e Giuseppe Bartolomeo Chiari (1654-1727).

L’affresco dell’Apoteosi di Marcantonio II Colonna pone il vincitore di Lepanto alla pari di un santo. Egli infatti, salito in cielo, è presentato alla Vergine la quale gli porge una corona. Numerosi sono i riferimenti alle imprese del condottiero ed al suo casato. Nel lato della volta verso il giardino è rappresentata una colonna alla quale è incatenato un angelo ribelle. Alla sua sinistra e dunque direttamente sotto la figura di Marcantonio sono rappresentanti i turchi vinti con un arco spezzato. Marcantonio tiene in mano una clava: forse per alludere alle Fatiche di Ercole dalle quali anche lui è uscito vincitore?

Sul lato sinistro (guardando il giardino) si vedono due bambini che giocano con una lupa. Potrebbe trattarsi di Romolo e Remo. Sul lato opposto si riconosce la tiara papale che vuole alludere a Martino V. A terra vi sono strumenti da architetto, probabilmente un’indicazione delle competenze anche scientifiche di Marcantonio. Poi un angelo con le insegne delle legioni romane, evidente riferimento ad un filo che unisce le vittorie dei condottieri della Roma antica a quella di Lepanto. Infine una salamandra, animale capace di vivere nel fuoco.



martedì 2 settembre 2025

Storie di Santa Bibiana - Pietro da Cortona - Chiesa di Santa Bibiana

  Storie di Santa Bibiana
Pietro da Cortona
Chiesa di Santa Bibiana



Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cortona lavorano a Santa Bibiana quando ambedue hanno tra i venticinque ed i trent’anni in una fase ancora iniziale delle loro carriere artistiche. 

Gian Lorenzo Bernini, in realtà, figlio d’arte, aveva già da qualche anno tra i suoi committenti Scipione Borghese e Maffeo Barberini (cioè Urbano VIII). Per Pietro da Cortona gli affreschi di Santa Bibiana furono la prima commessa ricevuta da Urbano VIII.

Lungo la navata principale, Pietro da Cortona dipinge tre scene della vita di Santa Bibiana. Partendo dalla controfacciata:
la flagellazione di Santa Bibiana - Santa Bibiana si rifiuta di cedere alle tentazioni di Rufina - 
le sante Bibiana e Demetria dichiarano la loro fede di fronte al prefetto Aproniano - e santa Demetria muore.
Ai lati della scena centrale sono dipinte le figure di Santa Demetria e di San Flaviano.

La buona prova data in quest’occasione convinse probabilmente Maffeo Barberini ad affidargli poi lo straordinario affresco del Trionfo della Divina Provvidenza che ancora oggi orna il salone principale di Palazzo Barberini.
  Storie di Enea
Pietro da Cortona
Palazzo Pamphilj 



La galleria di Palazzo Pamphili, concepita da Francesco Borromini nel 1646, come sala di rappresentanza e collegamento tra l'ala pubblica e quella privata del palazzo, ricevette una prima decorazione nel 1647 ad opera di Giovanni Antonio Galli detto Spadarino con scene della vita di Innocenzo X.

Questa, non soddisfacendo il committente, venne distrutta allorché Pietro da Cortona venne incaricato nel 1651 della nuova decorazione pittorica avente per soggetto le storie di Enea. L'iconografia dei dipinti fu ispirata dal committente" all'Eneide ed aveva come finalità quella di celebrare le origini romane della famiglia Pamphili e la figura del pontefice come discendente e valido successore del progenitore Enea. 

Le scene della volta  dipinte da Pietro da Cortona raffigurano episodi salienti delle gesta di Enea dall'Eneide di Virgilio.  Tra queste, potremmo trovare: 

Arrivo a Cartagine: Enea sbarca a Cartagine e incontra la regina Didone. 

Fuga da Troia: Enea e i suoi fuggono dalla città in rovina dopo la guerra con i Greci. 

Viaggio verso l'Italia: Affrontando prove e avventure, Enea guida il suo popolo verso la destinazione predetta. 

Matrimonio con Lavinia: Enea sposa Lavinia, figlia del re Latino, stabilendo così legami con il popolo latino. 

Battaglia con Turno: Enea combatte il re italico Turno in una battaglia epica per stabilire il suo dominio sulla terra destinata a diventare Roma.

Gli amori degli Dei - Trionfo di Bacco e Arianna - Annibale Carracci - Palazzo Farnese

  Gli amori degli dèi - Trionfo di Bacco e Arianna

Annibale Carracci

Palazzo Farnese


Il cardinale Odoardo Farnese commissiona la decorazione della Galleria del palazzo di famiglia ad Annibale Carracci e agli artisti che lo avevano seguito in città, tra cui il fratello Agostino e il giovane Domenichino. La Galleria, un lungo e stretto salone in cui i Farnese avevano raccolto la loro collezione di antichità, è affrescata fra il 1598 e il 1601 e diventa ben presto uno dei cicli più importanti del Seicento italiano. Non è chiara l’esatta motivazione nella scelta dei soggetti degli Amori degli dèi, che culminano nel centrale Trionfo di Bacco e Arianna: una delle ipotesi, su cui però non tutti i critici sono concordi, è che la decorazione sia stata commissionata per celebrare il matrimonio di Ranuccio Farnese, duca di Parma e Piacenza, con Margherita Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII, avvenuto il 7 maggio del 1600.

Nel riquadro centrale ,"Il Trionfo di Bacco e Arianna" rappresenta un corteo nuziale, con i due sposi, Bacco e la mortale Arianna, seduti su due carri, uno dei quali è dorato e trainato da due tigri, l’altro argentato trainato da due arieti.I carri avanzano accompagnati da figure danzanti, che recano strumenti musicali, stoviglie e ceste con le cibarie, secondo la tipica iconografia della celebrazione dionisiaca.    Negli altri riquadri :

Pan e Diana: Il tema di questo quadro riportato è tratto dalle Georgiche di Virgilio, dove si narra di come la casta dea Diana sia stata sedotta da Pan con l’offerta di bianchissime lane  

Mercurio e Paride: Mentre Paride è seduto sotto un albero in compagnia del suo cane, piomba dall’alto Mercurio che gli consegna il pomo d’oro che l’eroe troiano utilizzerà nel celebre giudizio che da lui prende il nome e dal quale scaturirà la guerra di Troia.

Polifemo e GalateaLa storia narrata è tratta dalle Metamorfosi di Ovidio: il brutale ciclope Polifemo si è innamorato della nereide Galatea 

 Polifemo e AciLa scena è sempre tratta dalla  Metamorfosi di Ovidio ,  Polifemo, concluso il suo canto per l’amata, si imbatte in Galatea ed Aci che amoreggiano

 Giove e Giunone : Il riquadro con Giove e Giunone è tratto dall’Iliade e raffigura il momento in cui Giunone cerca di distrarre Giove, seducendolo, dalle sorti della guerra di Troia

 Diana e EndimioneIn questo riquadro Selene  addormenta eternamente il giovane e bellissimo pastore per amarlo mentre egli dorme

 Ercole e Iole : La scena mostra Ercole in attitudini femminili mentre Iole indossa la pelle del leone di Nemea e impugna la clava (tipici attributi di Ercole)


Il Concilio degli Dei - Giovanni Lanfranco - Galleria Borghese

 Il Concilio degli Dei 
Giovanni Lanfranco  
Galleria Borghese


L'affresco fu commissionato a Lanfranco dal cardinale Scipione Borghese come decorazione della volta del grande ambiente collocato al primo piano del Casino Pinciano, all'epoca concepito come loggia aperta sul parco della villa.


Nel suo "Concilio degli Dei" il Lanfranco ci fa una panoramica delle divinità più rappresentative del pantheon greco-romano, a partire da Giove, assiso sulle nubi, con l'Aquila vicino ed incoronato di stelle. Vicino a lui due figure femminili: Giunone con il pavone e Venere. A destra, poi, scorgiamo Marte con il suo inconfondibile elmo da guerrieroApollo con la testa incorniciata di luce a simboleggiare il Sole, Mercurio in volo e poi Bacco, con il suo immancabile grappolo d'uva. Tornando al centro, sotto Giove abbiamo l'accoppiata Proserpina-Plutone con Cerbero, il fido guardiano degli Inferi, mentre a sinistra scorgiamo Nettuno con il tridenteCerere Dea delle messi, la personificazione del Tempo con la falcePan nelle fattezze di un satiro ed infine Minerva con il suo ramo d'ulivo (simbolo di come Minerva, o Atena in greco, fosse stata la fondatrice della città di Atene grazie proprio al dono di un ramo d'ulivo).



Trionfo della Divina Provvidenza - Annibale Carracci - Palazzo Barberini

 Trionfo della Divina Provvidenza  
Pietro da Cortona 
Palazzo Barberini



Trionfo della Divina Provvidenza, è un affresco di Pietro da Cortona realizzato tra il 1632 e il 1639 nella volta del salone del piano nobile di palazzo Barberini a RomaNato come esaltazione della famiglia Barberini, allora regnante sul soglio pontificio con Urbano VIII, il ciclo mostra tramite allegorie e temi classici-mitologici quelle che sono le virtù del casato per il buon governo. Con una superficie di circa 600  è il secondo ciclo di affreschi più grande di Roma dopo la cappella Sistina.

 Al centro siede, su un trono di nubi, la Divina Provvidenza che impugnando lo scettro comanda alla Fama di incoronare lo stemma della famiglia Barberini. Nei riquadri laterali, si affrontano volta a volta due principi contrapposti, i vizi e le virtù, il bene e il male: Minerva atterra i giganti, la Teologia e la Religione tengono lontane la lascivia e la dissolutezza, Ercole scaccia le avide Arpie, il Buongoverno bandisce la guerra e garantisce la pace.



Apoteosi di Marcantonio Colonna - Giordano, Ricci e Chiari - Sala della Colonna Bellica - Galleria Colonna

  Apoteosi di Marcantonio Colonna  Giordano, Ricci e Chiari   Sala della Colonna Bellica - Galleria Colonna La volta di questa sala tramite ...