giovedì 28 marzo 2024

Affreschi delle pareti laterali della Cappella Sistina

 Affreschi delle pareti laterali 

della Cappella Sistina

Sulle pareti sono rappresentate: sulla sinistra, guardando il Giudizio, le scene tratte dall’Antico Testamento, con le Storie di Mosè, salvatore del popolo ebraico; sulla destra, quelle tratte dal Nuovo Testamento con le Storie di Cristo, salvatore di tutta l’umanità. Esse possono quindi essere lette in parallelo. Originariamente comprendevano anche il "Ritrovamento di Mosè" e la "Natività di Gesù", eseguite sulla parete dell’attuale Giudizio e quindi cancellate da Michelangelo nel 1534. Il ciclo si conclude nella parete dell’ingresso principale con la "Disputa per la salma di Mosè" e la "Resurrezione di Cristo", entrambi ridipinti nel Cinquecento. Le scritte in alto, recentemente restaurate, sono chiamate tituli e si riferiscono ai contenuti dei riquadri sottostanti.


Parete di sinistra


Viaggio di Mosè in Egitto

Il Perugino

Il primo dipinto, il "Viaggio di Mosè in Egitto", attribuito al Perugino, rappresenta il momento in cui "Mosè  prese sua moglie e i figli, li fece salire sopra un asino e si dispose a tornare in Egitto, portando in mano la verga datagli da Dio" (Esodo 4,20). Ma durante il viaggio – e qui il dipinto si discosta dal racconto biblico – venne fermato da un angelo che gli ordinò la circoncisione del secondogenito (a destra).

Prove di Mosè

Botticelli


Segue il riquadro con le "Prove di Mosè", opera del Botticelli e della sua bottega. È uno dei più complessi, per il sommarsi di diversi episodi: a destra, l’uccisione di un egiziano che aveva percosso un ebreo, la fuga nel paese di Madian, l’incontro con alcune fanciulle locali e l’abbeveramento del loro gregge, l’apparizione del Signore da un cespuglio di fuoco (a sinistra) e, in alto al centro, l’apparizione di Dio che invita Mosè a togliersi le scarpe al Suo cospetto (Esodo 2,11-20 e 3,1-6). Da notare le due splendide figure femminili in primo piano, tipicamente botticelliane.


Passaggio del Mar Rosso

Ghirlandaio


Il "Passaggio del Mar Rosso" è attribuito al pittore Domenico Ghirlandaio. Mosè ed il suo popolo, in fuga dall’Egitto, inseguiti dall’esercito del Faraone, riescono a passare il Mar Rosso perché Dio fa ritirare davanti a loro le acque; queste si richiudono sopra gli Egiziani inseguitori che, in questo modo, muoiono insieme ai loro cavalli (Esodo 14,23-30). In basso a sinistra, una donna suona un inno di ringraziamento al Signore (Esodo 15,1-20).


Consegna delle Tavole della Legge

Cosimo Rosselli


La "Consegna delle Tavole della Legge", attribuito a Cosimo Rosselli, illustra il racconto biblico del vitello d’oro: Mosè era asceso al Monte Sinai per ricevere le Tavole della Legge (Esodo 23,12-15), e gli Ebrei, non vedendolo tornare, si radunarono intorno al sacerdote Aronne; quindi raccolsero anelli e oggetti d’oro e foggiarono un vitello da porre sopra un altare per adorarlo. Quando Mosè scese dal Monte con le due Tavole della Legge, vedendo la sua gente che aveva contravvenuto al divieto di rappresentare immagini sacre, le spezzò adirato (Esodo 32,1-19).


Punizione dei Ribelli

Botticelli


Il "Castigo di Core, Datan e Abiron", del Botticelli, si riferisce alla rivolta contro il Signore, durante il viaggio verso la terra promessa, da parte degli Ebrei, che lamentavano le cattive condizioni di vita cui erano stati costretti da Mosè; ma Dio li punì facendo aprire all’improvviso sotto i loro piedi la terra, che li inghiottì con tutti i loro averi (Numeri 16). Da notare, sullo sfondo della scena, l’Arco di Costantino a Roma.


Testamento e morte di Mosè

Signorelli


Anche nel "Testamento e morte di Mosè" del Signorelli sono rappresentati più episodi: a destra, Mosè impartisce la sua benedizione ai figli di Israele (Deuteronomio 33) e, a sinistra, cede la verga del comando a Giosuè. In alto: al centro, l’angelo che indica la terra promessa e, a sinistra, la morte di Mosè.


Parete di destra

Battesimo di Cristo

Perugino


Il "Battesimo di Cristo", con episodi tratti dal Vangelo secondo Matteo, è del Perugino. A sinistra è rappresentata la predica di Giovanni, che precede il Battesimo di Cristo; in primo piano l’episodio che dà il nome all’affresco e a destra la predica di Gesù ai seguaci. Da notare, al centro dell’opera, la rappresentazione della Trinità: sopra il Cristo è infatti la colomba dello Spirito Santo e, racchiusa entro un tondo, la figura dell’Eterno circondato da angeli.




Tentazioni di Cristo

Botticelli


Il secondo riquadro illustra le "Tentazioni di Cristo" e la "Purificazione del lebbroso" del Botticelli, episodi tratti sempre dal Vangelo secondo Matteo. Si tratta dei vani tentativi di Satana nei confronti del Cristo (sfida a trasformare le pietre in pani, a gettarsi dall’alto di un tempio facendosi salvare dagli angeli, offerta di tutte le bellezze del mondo mostrategli dall’alto di una rupe) per spingerlo ad adorarlo (Matteo 4,1-11). Al centro è la purificazione di un lebbroso secondo il rito ebraico. Da notare, sullo sfondo, la facciata dell’Ospedale di Santo Spirito, tra l’attuale via della Conciliazione ed il Tevere, costruito da papa Sisto IV.



Vocazione dei primi apostoli

Ghirlandaio

La "Vocazione dei primi apostoli" è del Ghirlandaio ed illustra alla lettera il testo biblico (Matteo 4,18-22), rappresentando Gesù che invita i fratelli pescatori Pietro ed Andrea (a sinistra) ad inginocchiarsi davanti a Lui (in primo piano) e chiama a sé Giacomo e Giovanni che si trovano su una barca (leggermente in alto a destra).


Discorso della montagna

Cosimo Rosselli

Il "Discorso della montagna" (Matteo 5,1-12), attribuito a Cosimo Rosselli, rappresenta: a destra la guarigione del lebbroso (Matteo 8,1-4); a sinistra Cristo mentre pronuncia le famose "beatitudini". Esso è in correlazione con il dipinto sulla parete opposta dove Mosè riceve le Tavole della Legge.


Consegna delle chiavi

Perugino

La "Consegna delle chiavi" della Chiesa da parte di Gesù a Pietro del Perugino è forse il dipinto più bello delle pareti della Cappella Sistina. Sullo sfondo di una pavimentazione in prospettiva, è posto un tempio ottagono tipicamente rinascimentale, affiancato da due archi trionfali simili a quello di Costantino a Roma, quasi a significare la continuità tra passato e presente.


L'ultima cena

Cosimo Rosselli

L’"Ultima Cena" di Cosimo Rosselli e Biagio d’Antonio è caratterizzata dalla presenza di un tavolo semiottagonale, cui fanno riscontro analoghe forme delle pareti e del soffitto. Giuda è ritratto di schiena e porta sulle spalle un piccolo diavolo. Sullo sfondo, l’Orazione nell’orto, la cattura di Gesù . 

Volto di Cristo - Beato Angelico - Museo nazionale di Palazzo Venezia

 Volto di Cristo

Beato Angelico

Museo nazionale di Palazzo Venezia


La Testa di Cristo è un affresco (cm 37 × 29) realizzato intorno alla metà del XV secolo, presumibilmente tra il 1445 e il 1450 circa dal pittore fra’ Giovanni da Fiesole, detto Beato Angelico ed
attualmente conservato presso il Museo Nazionale del Palazzo di Venezia a Roma.

La Testa di Cristo è una parte di un affresco perduto, ed è stato staccato (con molta probabilità con la tecnica del massello), dal Monastero di Santa Chiara a Priverno, nella provincia di Latina.
L’antico affresco, in questo caso solo il volto, incarna tutti gli elementi della pittura del Beato Angelico, e per le delicate tonalità cromatiche e la serenità del volto del Cristo viene annoverato tra i piccoli/grandi capolavori del Rinascimento italiano.



martedì 26 marzo 2024

Deposizione - Daniele da Volterra - Chiesa di Santa Trinità dei Monti

 Deposizione

Daniele da Volterra

Chiesa di Santa Trinità dei Monti


È uno dei capolavori assoluti del manierismo e fu realizzata su committenza di Elena Orsini, per la sua cappella, la seconda della navata destra, che fu decorata da altri affreschi che celebravano le Storie della Vera Croce.
 
E’ una composizione fatta di mille particolari tutti da approfondire: di anatomie michelangiolesche, di dinamismo accentuato ma mai fuori misura (come i tre personaggi maschili sul lato destro dell’affresco partendo da quello che si tuffa dalla croce come se avesse ali), di abiti dove la Maniera mette in mostra le mirabili capacità tecniche dei suoi maestri, di capacità di rappresentare tutta la paletta dei sentimenti del genere umano.



Assunzione della Vergine - Daniele d Volterra - Chiesa di Santa Trinità dei Monti

 Assunzione della Vergine

Daniele d Volterra

Chiesa di Santa Trinità dei Monti


L’affresco dell’Assunzione di Daniele da Volterra domina la parete di fondo della terza cappella a mano destra, nota appunto come Cappella dell’Assunzione ma anche come Cappella della Rovere per il patronato che ne aveva Lucrezia della Rovere.

Racconta il Vasari che Daniele da Volterra avrebbe impiegato quattordici anni per compiere l’opera che sarebbe stata terminata solo intorno al 1562.
In realtà, sempre stando al Vasari, sebbene i cartoni siano tutti da  attribuire a Daniele, l’effettiva realizzazione sarebbe in buona misura dovuta a suoi collaboratori.

L’Assunzione di Daniele da Volterra si articola nettamente in due registri. In quello inferiore gli Apostoli formano un semicerchio aperto verso di noi. Indicano la Vergine che si sta levando verso il cielo, si interrogano, discutono.
Sopra di loro la Vergine, su una nuvola, ormai distaccatasi da terra, raggiunge il cielo attraverso il tondo di una cupola alla quale manca però la volta.
Intorno, come a sorreggerla, ad aiutarla nel volo, un cerchio, una ghirlanda, di angeli che guarda verso di noi: un po’ al contrario della disposizione degli Apostoli.



lunedì 18 marzo 2024

Stanze di Sant'Ignazio e corridoio - Andrea Pozzo - Chiesa del Gesù

 Stanze di Sant'Ignazio e corridoio

Andrea Pozzo

Chiesa del Gesù


Tutti conoscono gli effetti speciali creati da Andrea Pozzo nel dipingere la finta cupola della chiesa di Sant'Ignazio. Ma ben pochi sanno che il frate pittore, prima di dedicarsi a questa cupola, realizzò un'opera ancor più stupefacente: gli affreschi del corridoio che introduce alle quattro stanzette della Casa professa dei gesuiti, a fianco della chiesa del Gesù, dove Ignazio di Loyola visse negli ultimi anni e dove morì nel 1556.

Le camere di sant'Ignazio sono precedute da un corridoio con decorazione prospettica di Andrea Pozzo e affreschi del Borgognone. La genialità creativa di Pozzo consiste proprio nell'essere riuscito a trasformare un semplice luogo di passaggio in un vero e proprio pellegrinaggio ignaziano.

Si cammina lungo i tredici metri e mezzo della lunghezza e a ogni passo tutto l'affresco si muove intorno a noi: le travi dipinte sulla volta si incurvano lateralmente, le mensole che le sorreggono sembrano sul punto di cadere, gli architravi paiono flettersi fino a diventare fluidi, le figure che raccontano i miracoli del santo si deformano fino ad assumere sembianze mostruose, le colonne dell'arco trionfale sembrano insistere su un pavimento che diventa sempre più scosceso man mano che si avanza.




La finta Cupola - Andrea Pozzo - Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola

 La finta Cupola

Andrea Pozzo

Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola



Andrea Pozzo, che era membro della Compagnia di Gesù ma anche un architetto, pittore e teorico della prospettiva, venne chiamato per completare la decorazione della Chiesa nel 1685.
Egli era considerato fra i massimi esponenti del barocco per la sua capacità di creare effetti ottici in grado di “sfondare” lo spazio e di creare l’illusione che una parete o un soffitto si potessero
proiettare oltre la parete.

Le composizioni di Andrea Pozzo sono estremamente complesse e la sua opera più affascinante è data sicuramente dagli affreschi della Chiesa di Sant’Ignazio dove sua è la decorazione con la
“Gloria di Sant’Ignazio” e dove realizza una finta cupola, dipingendola su una tela di ben 17 metri di diametro.

Posizionandosi in un preciso punto della navata, contrassegnato a terra da un disco dorato, può sembrare di essere rapiti dall’illusionistica architettura, la quale sembra sollevarsi da
terra in modo arioso e leggero.
Si tratta di un vero capolavoro dell’estetica barocca, che dilata il campo visivo e che l’artista riproporrà nella chiesa dei Gesuiti di Vienna all’inizio del ‘700, influenzando per anni il tardo-barocco d’Oltralpe.


venerdì 15 marzo 2024

Storie della vita di santa Caterina d'Alessandria - Masolino da Panicale - Basilica di San Clemente

 Storie della vita di santa Caterina d'Alessandria

Masolino da Panicale

Basilica di San Clemente


La costruzione e la decorazione ad affresco della cappella di Santa Caterina furono commissionate dal cardinale Branda Castiglioni, titolare della Basilica dal 1411 al 1431, le cui insegne sono dipinte sull'arco di ingresso. Sulla parete sinistra sono raffigurate le Storie di S. Caterina d'Alessandria. Nella parete di fondo è la Crocefissione, nella volta sono rappresentati gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa, nella parete di ingresso l'Annunciazione e nel pilastro di sinistra S. Cristoforo. 

Il ciclo fu attribuito da Giorgio Vasari (1550) a Masaccio, e tale è stato ritenuto per tutto l'Ottocento. Oggi la critica è concorde nel riconoscere a Masolino il ruolo principale nella realizzazione degli affreschi e nel datarli al periodo tra il 1428 e il 1431, anno in cui termina l'incarico del cardinale presso la Basilica di San Clemente.

Gli affreschi della cappella di Santa Caterina d'Alessandria, raccontano di una bella giovane egiziana diciottenne figlia di re e istruita fin dall'infanzia nelle arti liberali. Messa a confronto con cinquanta filosofi o retori d'Alessandria dall'imperatore Massimino Daia non solo non abiura alle sue tesi, ma convince gli stessi filosofi, convertendoli al cristianesimo. L'apprezzamento dell'imperatore per questa mente brillante si manifesta percuotendola e imprigionandola. In prigione la va a trovare, incuriosita, l'imperatrice e anch'essa rimane affascinata dall'erudizione e dalle tesi di Caterina che la converte. Risultato: l'imperatore fa decapitare l'imperatrice e condanna Caterina ad essere sfracellata tra due ruote ferrate di punte aguzze. ma l’intervento di un angelo la salvò, mentre le ruote spezzatesi colpirono molti soldati. Anche per Caterina fu decretata la morte per decapitazione: mentre il suo capo veniva reciso, dal collo sgorgò latte e subito gli angeli trasportarono il suo corpo sul Monte Sinai, dove venne inumata.



Bonifacio VIII indice il giubileo del 1300 - Giotto di Bodone - Basilica di San Giovanni in Laterano

 Bonifacio VIII indice il giubileo del 1300

Giotto di Bodone

Basilica di San Giovanni in Laterano


Sul primo pilastro destra della basilica di San Giovanni in Laterano, protetto da una lastra di vetro, è un frammento di affresco attribuito a Giotto che raffigura papa Bonifacio VIII mentre, il 22 febbraio del 1300, promulga il primo Giubileo.

Il Pontefice, affiancato da un chierico e da un cardinale, indossa i paramenti sacri e porta sul capo il triregno. Alza la mano destra nell’atto di benedire la folla. In mano al chierico è ben visibile in primo piano la pergamena con la bolla di indizione, “Antiquorum habet”.

L’affresco era molto più grande e può essere ricostruito da una copia contenuta in un manoscritto della Biblioteca Ambrosiana, che mostra anche numerosi prelati disposti in due gruppi simmetrici, a destra e a sinistra del baldacchino papale. Secondo una testimonianza di Onofrio Panvinio (XVI secolo), inoltre, insieme con il “Battesimo di Costantino” e la “Edificazione della basilica lateranense”, l’affresco doveva far parte di un ciclo pittorico che decorava la cosiddetta loggia di Bonifacio, fatta erigere da questo Pontefice sulla facciata del palazzo che aveva fatto aggiungere al Laterano.

Nel 1586 la loggia fu demolita, ma la parte centrale dell’affresco fu staccata e trasferita nel chiostro della basilica. Solo due secoli più tardi, per interessamento della famiglia Caetani, fu sistemata dove la vediamo oggi. Nel 1952 un accurato restauro ha eliminato varie ridipinture che nel corso del tempo avevano interessato il frammento, il cui stato di conservazione, però, non permette di stabilire se la paternità dell’opera sia da attribuire a Giotto o alla sua bottega.

martedì 12 marzo 2024

Le Storie della vita di Maria Vergine - Pietro Cavallini - Basilica di Santa Maria in Trastevere

 Le Storie della vita di Maria Vergine

Pietro Cavallini

Basilica di Santa Maria in Trastevere


Le Storie della vita di Maria Vergine sono un ciclo musivo, realizzato nel 1291, da Pietro Cavallini, ubicato nell'abside, all'altezza delle finestre, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma.

Si tratta di sei scene, posizionate in altrettanti riquadri che rappresentano gli episodi della vita di Maria: la nascita della Vergine, l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi, la presentazione al Tempio, la morte di Maria. Ad esse ne ha aggiunta una settima in un registro più basso: è la dedicazione dell’opera in cui il suo committente, il cardinale Bartolomeo Stefaneschi, presentato da San Pietro e San Polo, offre i mosaici alla Vergine.

Nella curva dell’abside vi è espresso nel mezzo Gesù e Maria seduti su di un nobile trono e riccamente vestiti in atto di divina concordia aventi nelle mani in due aperti volumi parole tratte dalla Cantica (il Cantico dei Cantici): dal lato di Gesù in vari atteggiamenti sono i Santi Pietro, Cornelio, Giulio e Calepodio; dal lato di Maria i santi Calisto, Lorenzo e la effigie d’Innocenzo II che tiene nelle mani la basilica da lui riedificata.

Termina il grandioso mosaico con la solita apparente grandezza dell’Agnello di Dio in mezzo alle sue pecorelle: ed in alto presso la Testa del Salvatore viene figurata una mano tra nubi stringente una corona, per imporglierla”

Questi mosaici rappresentano appieno il momento dell’abbandono nell’arte musiva romana dei caratteri bizantini a favore di modelli completamente nuovi che vedono Giotto e Cavallini tra i grandi protagonisti di quella stagione.

 

Il Giudizio Universale - Pietro Cavallini - Basilica di Santa Cecilia in Trastevere

Il Giudizio Universale 

Pietro Cavallini 

Basilica di Santa Cecilia in Trastevere  


 

 

Di questo bellissimo giudizio è rimasta solo la zona superiore. La parte inferiore dell’affresco è andata distrutta a seguito della costruzione del coro. Pietro Cavallini lo dipinse probabilmente nel 1293 su commissione del cardinale titolare della basilica.

Il Giudizio universale è un tema iconografico cristiano-cattolico che rappresenta la descrizione scritta nel Libro dell’Apocalisse. L’Arcangelo suonando una tromba celeste annuncia la venuta di Cristo che giudicherà l’umanità separando i giusti dai peccatori.

Al centro appare la figura di Cristo giudice seduto su un prezioso trono tempestato di gemme. Al di sotto vi è l’altare, alla maniera bizantina, con gli strumenti della passione: la spugna, il vasetto del fiele, i chiodi, la lancia che aprì il costato di Gesù in croce. La mandorla ovale in cui è raffigurato il Cristo è contornata da otto serafini. A sinistra, per chi guarda ma alla destra di Cristo, in piedi, si trova la Vergine in preghiera e rivolta all’Eterno; accanto a lei: Paolo Apostolo, Taddeo, Giacomo Maggiore, Matteo, Bartolomeo e Filippo. A destra per chi guarda ma alla sinistra di Cristo, ci sono, in piedi: S. Giovanni Battista, e gli apostoli Pietro, Giovanni, Tommaso, Giacomo minore, Andrea e Simone.
Nella fascia inferiore, alla destra del Redentore, sono raffigurati i beati accolti dagli angeli, divisi in tre gruppi, tra cui i più vicini a Cristo sono i santi diaconi Lorenzo e Stefano primo martire. Dietro ad essi è raffigurata una santa coronata e accolta da un angelo, probabilmente Santa Cecilia.
A sinistra di Cristo sono affrescate le anime dei dannati, divise anche queste in tre gruppi, con gli angeli intenti a respingerle. Il primo angelo spinge i dannati con le mani, il secondo con la lancia e il terzo con l’arma infilza il corpo del diavolo”.





Affreschi del ninfeo sotterraneo della Villa di Livia - Palazzo Massimo

 Affreschi del ninfeo sotterraneo della Villa di Livia

Palazzo Massimo


Gli affreschi del ninfeo sotterraneo della villa di Livia sono un gruppo di pitture parietali realizzate ad affresco e rinvenute nel ninfeo sotterraneo della villa di Livia a Prima Porta, Roma, nel 1863.

Di grande importanza sia per la completezza che per la qualità dell'esecuzione, risultano essere le pitture di giardino romane più antiche in assoluto, in quanto databili al 40-20 a.C.. In seguito ai danni della seconda guerra mondiale si optò per il distacco degli affreschi, un'operazione che fu eseguita nel 1951-1952, a cura dell'Istituto superiore per la conservazione ed il restauro (ICR); da allora sono conservati presso il Museo nazionale romano di Palazzo Massimo.

La grande sala ipogea, che misura 5,90 x 11,70 metri, fu realizzata per Livia Drusilla, la terza moglie dell'imperatore Augusto. Non si conosce l'uso antico della sala, alla quale si accede da una scalinata in discesa. Sulle pareti si apre solo la porta di accesso e non vi sono finestre: può darsi, però, che esistesse un lucernario nella volta a botte. Forse qui si trovava un ambiente fresco dove ripararsi durante la calura estiva; alcune stalattiti geometriche che coronano la parte alta della parete dovevano forse dare l'impressione di una grotta.

L'intonaco dipinto era applicato su una parete composta da una parete di tegole disposte in cinque file, staccate dal muro in modo da creare un'intercapedine che isolasse dall'umidità.



Storie della Vera Croce e Storie della Confraternita - Oratorio del Santissimo Crocifisso

 Storie della Vera Croce e Storie della Confraternita

Oratorio del Santissimo Crocifisso


Per il piccolo oratorio nascosto tra le stradine e le piazzette del Rione Trevi tutto ha inizio nel 1519, quando la vicina chiesa di San Marcello venne distrutta da un incendio. La sola cosa che miracolosamente si salvò fu un crocifisso ligneo del Quattrocento che, per comprensibili motivi, divenne subito oggetto di venerazione. E la devozione non poté che aumentare quando, portato in processione per le vie di Roma per 16 giorni, a lui si attribuì il prodigio di aver fermato la peste del 1522.

Semplice e sobrio all’esterno, l’oratorio ha un elegante facciata che reinterpreta con libertà la tradizionale struttura a ordini sovrapposti: nell’ordine inferiore, spartito da lesene doriche, si apre un portale preceduto da una breve scalinata e sormontato da un timpano triangolare. Ai lati, due profonde nicchie sono inquadrate da cornici con timpani curvilinei. Un marcapiano divide il primo ordine dal secondo, al centro del quale è situata la lapide che ricorda l’intervento dei Farnese e sopra cui svetta il grande stemma farnesiano. Un timpano triangolare, con un angioletto alato all’interno, conclude la facciata.

Le maggiori soprese sono riservate a chi ne varca l’ingresso. L’interno, ad aula unica, è infatti completamente affrescato: le pitture sulle pareti raccontano per immagini, ispirandosi al testo medievale del frate domenicano Jacopo da Varazze, la Storia della Vera Croce mentre quelle sulla controfacciata la Storia della Confraternita. Il complesso ciclo pittorico fu ideato da Tommaso de’ Cavalieri, scultore e letterato nonché amico di Michelangelo, e dal pittore Girolamo Muziano. Alcuni degli artisti più rappresentativi del tardo-manierismo romano contribuirono alla sua realizzazione nell’ultimo quarto del Cinquecento: 
Giovanni de’ Vecchi, 
Cesare Nebbia, 
Niccolò Circignani, 
Baldassarre Croce, 
Cristoforo Roncalli 
Paris Nogari. 
Secondo il gusto teatrale dell’epoca, i riquadri in cui sono divise le differenti scene sono impreziositi da finzioni prospettiche con rappresentazioni di re, principesse, cavalieri e paggi.



Storie della Passione di Cristo - Oratorio del Gonfalone

 Storie della Passione di Cristo

Oratorio del Gonfalone


Il ciclo di affreschi fu eseguito tra gli anni 1569 e 1576, quando era cardinale protettore dell´Oratorio Alessandro Farnese, il cui stemma si trova sul soffitto ligneo intagliato da Ambrogio Bonazzini, uno dei più grandi specialisti dell´epoca, è un esempio di rara e pregevole qualità.

Ll ciclo di affreschi dedicato alla Passione di Cristo che decora interamente le pareti dell'Oratorio, realizzato ad opera dei principali maestri del Manierismo romano

Il ciclo è scandito in dodici episodi: inizia con :

“l’Entrata di Cristo in Gerusalemme”. Opera di Jacopo Zanguidi, detto il Bertoja

“Ultima Cena”. Opera di Livio Agresti

“l’Orazione nell’Orto”. Opera di Domenico da Modena

“Cattura di Gesù”. Opera di Marcantonio del Forno

“Cristo davanti a Caifa”. Opera di Raffaellino Motta, detto Raffaellino da Reggio

“Flagellazione”. Opera di Federico Zuccari

 “Coronazione di Spine”. Opera di Cesare Nebbia

“l’Ecce Homo”. Opera di Cesare Nebbia

“Salita al Calvario”. Opera di Livio Agresti

“Crocifissione”. Opera di Guidonio Guelfi del Borgo

“Deposizione della Croce - seguace di Daniele da Volterra;

“Resurrezione”. - Opera di Marco Pino


Le scene sono inquadrate da una intelaiatura architettonica formata da colonne tortili ispirate alle colonne vitinee dell´antica Basilica di San Pietro, che provenivano, secondo una antica leggenda, dal Tempio di Salomone. Sopra ogni episodio sono raffigurati un Profeta e una Sibilla, suddivisi da una edicola architettonica, che racchiude una figura allegorica dipinta in monocromo.

 

lunedì 11 marzo 2024

Martirio, Crocifissione e Sepoltura di Sant' Andrea - Mattia Preti - Basilica di Sant' Andrea della Valle

 Martirio, Crocifissione e Sepoltura di Sant' Andrea

Mattia Preti

Basilica di Sant' Andrea della Valle



Nel 1647, alla morte di Lanfranco, il cardinale Francesco Peretti decise di mettere a concorso gli affreschi del coro che nelle sue intenzioni dovevano abbellire la chiesa teatina in vista del Giublieo del 1650. Venne scelto il pittore calabrese, trasferitosi a Roma nel 1630, che li realizzò tra il 1650 e il 1651.

l’8 aprile 1651, gli affreschi sono scoperti “con molto applauso universale”, secondo i documenti della chiesa. In realtà, però, qualcosa non quadra tra l’artista e i Padri Teatini ai quali Sant’Andrea della Valle faceva capo e la discussione monetaria si trascinerà per un decennio.








La stanza dell'Aurora - Michelangelo Ricciolini - Palazzo Spada

 La stanza dell'Aurora

Michelangelo Ricciolini

Palazzo Spada


Agli inizi del 1703  il pittore Michelangelo Ricciolini fu incaricato  dal Cardinale Spada a decorare il soffitto della Stanza dell’Aurora.

Nella stanza detta dell'Aurora è raffigurato a mo' di arazzo il Carro del Sole preceduto dall'Aurora che mette in fuga la notte, scena allegorica allusiva al trascorrere del tempo attraverso l'avvicendarsi delle ore e quindi del giorno e della notte. Entrando si è rapiti dalla scenografica visione dell'Aurora che nella mitologia greca era la sorella di Elio, cioè il sole. Ogni mattina sorgeva dal letto lasciando il vecchio marito Titone immerso nel sonno e guidava Elio nel cielo.

Nella volta Aurora infatti precede elegantemente in volo, cospargendo fiori, il carro d'oro di Elio a quattro cavalli, circondato da fanciulle, in un cielo aperto in cui le nubi notturne si allontanano e il cielo si rischiara. Posta davanti a loro, nel cedere il posto al nuovo giorno è la Notte, simboleggiata dalla donna col capo coperto e avvolta dall'ampio manto blu che si allontana fuggendo, dando l'impressione di precipitare in basso al di qua della cornice, arrecando spavento al putto vicino a lei che cerca di coprirsi gli occhi per non vedere.

Elemento cardine dell'intera rappresentazione è dato dalla scena dei cavalli al galoppo, ognuno di colore diverso a significare le quattro parti della giornata.



Affreschi della volta della Galleria Colonna - Colli, Gherardi, Chiari, Batoni - Palazzo Colonna

Affreschi della volta della Galleria Colonna

Giovanni Colli – Filippo Gherardi - Giuseppe Chiari – Pompeo Batoni

Palazzo Colonna


la Galleria è stata ideata come grande sala di rappresentanza per celebrare degnamente la vittoria della flotta cristiana sui turchi alla battaglia di Lepanto del 1571. 

Il comandante della flotta pontificia, Marcantonio II Colonna, viene raffigurato in vari momenti su tutta la volta della Sala Grande della Galleria e nella Sala della Colonna Bellica.

L’affresco della volta sovrastante la Sala della Colonna Bellica è di Giuseppe Chiari e raffigura la presentazione in cielo di Marcantonio alla Vergine. 

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domenica 10 marzo 2024

Gloria di Sant' Ignazio - Andrea Pozzo - Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola

 Gloria di Sant' Ignazio

Andrea Pozzo

Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola



Nel 1626 il cardinale Ludovico Ludovisi, nipote di papa Gregorio XV, patrocinò la costruzione di una grande chiesa intitolata a Sant'Ignazio, il fondatore dell'ordine dei Gesuiti (canonizzato da suo zio nel 1622) cui si doveva la creazione dell'adiacente Collegio Romano, istituzione modellata sull'Università di Parigi, dove lo stesso Gregorio XV aveva studiato.

I lavori diretti dall'architetto gesuita Orazio Grassi proseguirono fino alla fine del Seicento, quando il trentino Andrea Pozzo, architetto e pittore gesuita, che aveva studiato al Collegio Romano, ricevette l'incarico, nel 1685, di dipingere su tela una finta cupola, dal momento che erigerne una vera era stata ritenuta impresa irrealizzabile per problemi statici e logistici.  
Per il successo conseguito dalla cupola prospettica, Pozzo ricevette anche la commissione degli affreschi del presbiterio e della volta della navata.

Si tratta di una delle più grandi volte affrescate del mondo, estendendosi per una lunghezza di oltre quaranta metri. All'interno della finta intelaiatura architettonica, costituita da colonnati ed arcate sorreggenti un'incorniciatura spezzata che sembra replicare in altezza quella reale della navata, spicca nell'abbagliante spazio vuoto centrale la figura di Cristo con la croce, da cui parte un raggio di luce che va a colpire Sant'Ignazio, il personaggio più prossimo a Cristo e posto al vertice di una piramide di nuvole e figure angeliche.

Da Ignazio si irradiano altri quattro raggi luminosi che raggiungono gli angoli alla base dell'affresco, al di sotto delle finte colonne binate in prospettiva, dove sono raffigurate le personificazioni dei quattro continenti Europa, Asia, Africa e America. Il significato dell'affresco è esplicito: l'esaltazione di Ignazio e dell'attività missionaria dei gesuiti, vivificata dalla luce divina che partendo da Cristo e riflessa da Ignazio si irradia al mondo intero.




 




Giove, Nettuno e Plutone - Caravaggio - Villa Ludovisi

 Giove, Nettuno e Plutone

Caravaggio 

Villa Ludovisi


Giove, Nettuno e Plutone è un dipinto eseguito dal pittore italiano Caravaggio intorno al 1597, e conservato nel casino di Villa Ludovisi, a Roma. È l'unica pittura murale eseguita dall'artista, dato che i materiali da lui più utilizzati sono l'olio su tela, e, meno frequentemente, quello su tavola.

Il dipinto venne realizzato su commissione del protettore di Caravaggio, Francesco Maria del Monte, sul soffitto della villa del cardinale presso porta Pinciana, acquistata dapprima nel 1596, poi ceduta al cardinale Pietro Aldobrandini e in seguito di nuovo riacquistata nell'aprile del 1599. 
In questo camerino, il cardinale si dilettava nell'alchimia e, per tale ragione, Caravaggio vi dipinse un'allegoria della triade alchemica di ParacelsoGiove, personificazione dello zolfo  dell'ariaNettuno del mercurio e dell'acqua, e Plutone del sale e della terra.

Le tre divinità mitologiche, Giove, Plutone, Nettuno sono intorno ad una sfera celeste costellata dei segni zodiacali, con l'aggiunta di due globi luminosi.
Per raffigurare la complessa scena con le tre divinità Caravaggio si servì di un grande specchio piano sul quale salì lui stesso rappresentandosi nudo, cosicché Giove (che è però coperto da un drappo bianco), Nettuno (anche lui in parte coperto ai genitali) e Plutone che invece mostra appieno gli attributi virili sono tre autoritratti dello stesso Caravaggio.


Sala Degli Orazi e Curiazi - Giuseppe Cesari (Cav. D' Arpino) - Palazzo dei Conservatori al Campidoglio

 Sala Degli Orazi e Curiazi

Giuseppe Cesari (Cav. D' Arpino)

Palazzo dei Conservatori al Campidoglio


       


Nella grande sala si riuniva, dopo la ristrutturazione michelangiolesca, il Consiglio Pubblico. Anche oggi viene utilizzata spesso per importanti cerimonie, come ad esempio per la firma del trattato di Roma del 1957, che istituì la Comunità economica europea.

Nel 1595 venne commissionato a Giuseppe Cesari, detto Cavalier d'Arpino, una nuova serie di affreschi, in sostituzione del precedente. Il Cesari realizzerà nell'intera struttura dei Conservatori opera come il Ritrovamento della lupa (1595-1596), la Battaglia tra i Romani e i Veienti (1597) e il Combattimento tra gli Orazi e i Curiazi (1612-1613); tornerà per completare il ciclo nel 1636 per eseguire il Ratto delle Sabine, Numa Pompilio istituisce il culto delle Vestali a Roma e la Fondazione di Roma.








Apoteosi di Marcantonio Colonna - Giordano, Ricci e Chiari - Sala della Colonna Bellica - Galleria Colonna

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