martedì 12 marzo 2024

Storie della Vera Croce e Storie della Confraternita - Oratorio del Santissimo Crocifisso

 Storie della Vera Croce e Storie della Confraternita

Oratorio del Santissimo Crocifisso


Per il piccolo oratorio nascosto tra le stradine e le piazzette del Rione Trevi tutto ha inizio nel 1519, quando la vicina chiesa di San Marcello venne distrutta da un incendio. La sola cosa che miracolosamente si salvò fu un crocifisso ligneo del Quattrocento che, per comprensibili motivi, divenne subito oggetto di venerazione. E la devozione non poté che aumentare quando, portato in processione per le vie di Roma per 16 giorni, a lui si attribuì il prodigio di aver fermato la peste del 1522.

Semplice e sobrio all’esterno, l’oratorio ha un elegante facciata che reinterpreta con libertà la tradizionale struttura a ordini sovrapposti: nell’ordine inferiore, spartito da lesene doriche, si apre un portale preceduto da una breve scalinata e sormontato da un timpano triangolare. Ai lati, due profonde nicchie sono inquadrate da cornici con timpani curvilinei. Un marcapiano divide il primo ordine dal secondo, al centro del quale è situata la lapide che ricorda l’intervento dei Farnese e sopra cui svetta il grande stemma farnesiano. Un timpano triangolare, con un angioletto alato all’interno, conclude la facciata.

Le maggiori soprese sono riservate a chi ne varca l’ingresso. L’interno, ad aula unica, è infatti completamente affrescato: le pitture sulle pareti raccontano per immagini, ispirandosi al testo medievale del frate domenicano Jacopo da Varazze, la Storia della Vera Croce mentre quelle sulla controfacciata la Storia della Confraternita. Il complesso ciclo pittorico fu ideato da Tommaso de’ Cavalieri, scultore e letterato nonché amico di Michelangelo, e dal pittore Girolamo Muziano. Alcuni degli artisti più rappresentativi del tardo-manierismo romano contribuirono alla sua realizzazione nell’ultimo quarto del Cinquecento: 
Giovanni de’ Vecchi, 
Cesare Nebbia, 
Niccolò Circignani, 
Baldassarre Croce, 
Cristoforo Roncalli 
Paris Nogari. 
Secondo il gusto teatrale dell’epoca, i riquadri in cui sono divise le differenti scene sono impreziositi da finzioni prospettiche con rappresentazioni di re, principesse, cavalieri e paggi.



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